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“Dovere” è una parola che fa parte della Riforma, intervista a Laura Puppato dopo l’espulsione dall’ANPI

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laura-puppato-00di G.G.

 

 

 

 

 

 

Laura Puppato, senatrice PD, veneta, ambientalista, già candidata alla segreteria del partito, non è certo una renziana, ed è una politica coerente con le proprie idee spesso in rotta di collisione con ilr esto del partito, che porta avanti con coerenza e determinazione. Sensazione ha fatto, nei giorni scorsi, la sua espulsione dall’ANPI per essere a favore del “Sì” al referendum, decisione che ha portato l’ANPI alla ribalta della politica nazionale per una decisione antidemocratica e, dal punto di vista dei valori democratici che la storica associazione partigiana porta avanti, inspiegabile. Abbiamo chiesto a Laura Puppato di spiegarci, in questa lunga ed interessante intervista, cosa è successo ed il suo punto di vista sulle Riforme istituzionali e sul futuro della politica Italiana.

 

La sua posizione rispetto al prossimo referendum del 4 dicembre è votare “Sì”, perché?
Questa Riforma è frutto del lavoro di oltre due anni in Parlamento, un lavoro serio che ha voluto mettere in fila le lacune dell’attuale assetto istituzionale italiano per dare risoluzione ai problemi che si sono fin qui evidenziati. Lo definirei un accordo ambizioso, che vuole guardare alle prossime generazioni non alla pancia dell’attuale, per garantire un modello di Stato meno mastodontico, capace di vera trasparenza e responsabilità, efficiente anche nelle risposte in tempi corretti ai cittadini. I motivi per cui voto SI sono molteplici, ma i più importanti sono contenuti nei principi che guidano questa Riforma. Il primo è appunto la semplificazione dei processi e dei rapporti Stato-cittadini. Abbiamo reso più agile, meno farraginoso, il sistema legislativo, per garantire una democrazia più rappresentativa con la presenza di regioni e comuni nel senato che nei fatti diventa una “camera delle autonomie” così come si è sempre sognato.
Ne conseguono gli altri due principi, trasparenza e responsabilità. In questo modello costituzionale la trasparenza è oggettiva, proprio perché ognuno ha compiti precisi da svolgere, in piena responsabilità. Finora non è stato così, abbiamo avuto continui rimpalli di oneri e responsabilità tra Stato centrale e regioni, con contenziosi impressionanti aperti presso la Corte Costituzionale relativi ad enormi costi e lentezze amministrative. Le faccio un esempio: “Se inserisco in legge di stabilità 300 milioni per le politiche sociali e mi ritrovo con ricorsi alla Corte da parte di Veneto e Puglia affermando che quella decisione è in contrasto anzi lede l’autonomia delle regioni, mio dovere e’ tenere bloccati quei fondi finché il ricorso non abbia seguito tutto l’iter..” le sembra normale? Da domani non sarà più così, perché avremo con chiarezza definito i compiti e i campi d’azione di ciascuno.

 

Una posizione che le è costata l’espulsione dall’ANPI, può raccontarci come sono andate le cose?
Una storia incredibile e per me anche dolorosa. Nel maggio di quest’anno leggo le dichiarazioni rese alla stampa da Lorenzoni, presidente ANPI provinciale, da cui risulta che chi vota “SI” è’ naturalmente fuori da ANPI. Mi è parso un’assurdità e ho voluto capire dalla voce della stessa persona che mi ha sempre rinnovato l’iscrizione da 15/20 anni a questa parte, se questa logica risultasse valida davvero, anche per me, quasi incredula. Nel colloquio mi confermò che queste erano le regole date e che pertanto non era possibile il rinnovo, vista la mia presa di posizione per il SI al referendum, perché questo era stato stabilito dagli organi direttivi di ANPI nazionale e il provinciale quindi sui giornali, lo aveva solo riconfermato. Mi restava, mi disse, la richiesta formale alla presidente di sezione, cosa che decisi subito di non fare ritenendo un’umiliazione questo dover pietire e giustificarmi per un rinnovo automatico di una tessera dell’ANPI. Delusa, ci misi una pietra sopra.
Qualche mese dopo, un giovane consigliere di Crespano del Grappa, con cui si dialogava spesso, venuto a sapere che non mi era più stata rinnovata la tessera ANPI, ha ritenuto di chiedere al presidente della sezione del suo comune di farlo e il Presidente, verificando preventivamente la questione con Montebelluna, diede molto contento il suo benestare. Serena e tranquilla me la sono messa in tasca, ritenendo chiusa la vicenda. Qualche giorno fa mi chiama un giornalista per chiedermi di commentare la mia espulsione dall’ANPI. Subito immaginai fosse un errore, tanto che gli dissi: “Ti stai sbagliando io la tessera ce l’ho ed è tutto a posto” non capendo come mai dopo 5 mesi questo tema riemergesse. Allora mi spiegò di un agitato direttivo provinciale nel quale era è stata messa in discussione la mia tessera e mi disse delle dichiarazioni rese da Lorenzoni intenzionato a stracciarmela. In buona sostanza ero indegna di averla perché non solo votante ma anche promotrice pubblica del Si al referendum del 4 dicembre p.v. Dopo l’articolo si è scatenato un putiferio di reazioni, devo dire ampiamente positive verso di me, cosa che ha portato i dirigenti ANPI prima a doversi giustificare poi a ritrattare. Accusando questioni procedurali quali cause del mancato rinnovo e quindi volendo spegnere tardivamente la polemica che si era ormai scatenata in tutta la penisola. La tessera non l’ho restituita e ho formalmente chiesto un incontro urgente con il direttivo di Treviso per chiarire i termini della questione, le posizioni di ANPI e le motivazioni per un tale comportamento. Non c’e nella Riforma alcun ridimensionamento delle garanzie democratiche, anzi si sono rafforzati sia il parlamento che gli strumenti di democrazia popolare, penso che questa riforma sia un bene per l’Italia del domani. Non essendo mai riusciti a dimostrare il contrario devo, quindi, ritenere pregiudiziale la loro posizione.

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Com’è possibile che cose come questa succedano in seno ad un’associazione che dovrebbe ispirarsi a valori democratici incontestabili, ed inviolabili?
Dovrebbe chiederlo a loro. Le giro la domanda, siamo sicuri che l’intera associazione abbia seguito il vertice in questa scelta? A me sembra di no e forse questo episodio è servito a molti per uscire dal buio e dichiararsi per il diritto alla libera espressione, oggi a favore del SI al referendum. Molti partigiani storici si sono espressi per il SI, molti sindaci e la grande maggioranza degli iscritti credo lo sia, dunque come può un’associazione che è nata per garantire le libertà individuali e collettive chiedere che i soci si adeguino pedissequamente alle decisioni assunte a maggioranza su un referendum che è una scelta tra conservazione dell’esistente e riforma della seconda parte della costituzione? Un ossimoro quello che sta accadendo, mi è parso un incubo questo comportamento illiberale e fazioso, perciò non lo accetto, io sono molto orgogliosa di questa politica capace di riformare se stessa, per la prima volta.

 

Cosa succede all’interno dell’ANPI che gli Italiani dovrebbero sapere?
Sono una semplice iscritta all’ANPI, cerco di partecipare alle manifestazioni che abbiano attenzione alla storia vissuta da tutti coloro che hanno dato il loro contributo per liberarci da tirannia e dittatura fascista. Non so comprendere le ragioni per cui un’associazione di tale rilievo ideale stia assumendo posizioni a mio avviso, inconciliabili, come quelle di vietare ai propri soci di promuovere le proprie volontà e convinzioni. L’anima, lo spirito di ANPI sono pace, libertà, democrazia e partecipazione, ma mi pare di cogliere che abbia avuto il sopravvento una critica politica molto poco motivata e assai preconcetta. Ma, per fortuna, l’atteggiamento assunto nei miei confronti ha colpito la parte più “libera” degli associati e sono giunte migliaia di conferme con solidarietà, proposte di tesseramento da Bolzano a Catanzaro, Insomma una levata di scudi che mi fa ben sperare. Di certo non vi è unanimità nelle posizioni interne ad ANPI, anzi… Twitter e Facebook, poi sono la cassa di risonanza in positivo come in negativo di quanto accade, in questi giorni ricevo certo alcuni messaggi di riprovazione se non di brutale odio fatto di slogan vuoti, ma anche sempre più spesso solidarietà e tanta voglia di credere in un rinascimento difficile ma obbligato. Stanno arrivando quelli del Sì, la carica del Sì, semplici cittadini che oggi si espongono per dire quanto importante sia questa riforma proprio per rafforzare quelle regole democratiche che sono il fondamento del nostro stare insieme. Il mio appello è aleggerla, comparando il prima e il dopo, senza mai scadere nell’insulto. Il rispetto per chi vota diversamente da noi è fondamentale, siamo tutti cittadini italiani e il 5 dicembre saremo di nuovo tutti nella stessa squadra.

 

Dal suo punto di vista da dove nasce questa improvvisa levata di scudi contro le riforme costituzionali anche da chi ha votato SI in più di un’occasione per approvarla?
Distinguiamo: per Forza Italia è semplice, erano favorevoli anzi ci hanno lavorato, poi sul voto del presidente della Repubblica è maturato lo strappo. Un galantuomo come Sergio Mattarella, la cui storia parla da sola, non soddisfaceva Berlusconi, allora sono passati al diniego verso il Governo per ritorsione. Delusi. Nessun motivo di merito, né ragionamenti di alta politica. Da parte delle diverse anime della sinistra, temo che ormai siamo ad un congresso permanente. Non ho sostenuto Renzi alle ultime primarie e in alcune questioni abbiamo avuto divergenze di opinioni, quando su qualcosa non sono d’accordo semplicemente glielo dico, glielo scrivo, senza tanti giri di parole, ma non sacrifico il bene comune per cambiare le regole del partito. Anche qui le faccio un esempio, quando uscì il primo Italicum, ero tra coloro – una trentina tra deputati e senatori – che firmò un documento che chiedeva cinque modifiche, ebbene ben quattro furono accolte da Renzi. Personalmente mi ritenni soddisfatta, quando si va in trattativa e ne esci con i 4 /quinti delle richieste, vuol dire che ti viene reso merito, gran parte dei colleghi sottoscrittori invece, hanno ritenuto quell’unico punto non modificato la ragione per continuare la battaglia, alzando toni e posta. Senza buon senso ed equilibrio non mi pare si facciano scelte comprensibili.

 

E questa cultura che spacciandosi per riformista dice “No” a tutto, da cosa è provocata?
Il cambiamento è come le strade, chi le promette vince le elezioni chi le realizza no. Macchiavelli diceva che spetta al legislatore “la ricerca del minor inconveniente, perché tutto netto non si trova mai…”. Insomma il meglio è davvero il primo nemico del bene. La incredibile varietà politica degli assertori del NO ci dice che il giorno dopo non potrebbero neppure sedersi assieme a ragionare di una riforma qualsiasi, tanto sono diversi, opposti. Dunque questa riforma che è riuscita in un esercizio non solo difficile ma addirittura improbabile, considerata la diffidenza a risparmio e riduzione di ruoli politici, merita un sì convinto degli italiani. Perché il coraggio e la serietà vanno premiate. Ed è un bene che stia crescendo una trasversalità nel voto disobbedendo ai diktat politici dei propri partiti di riferimento anche in Forza Italia e nella stessa Lega, perché penso che il bene comune non abbia tutori “partitici” ma siano le persone di buon senso e di capacità di visione a fare la differenza. Quando si va sul testo, dopo decine di confronti e dibattiti, assicuro che si rendono evidenti le difficoltà a giustificare il No, questo mi rende ottimista.

 

Non la mettono a disagio le continue battaglie frondiste dentro il Suo partito?
Se sono rimasta nel PD tutti questi anni è perché sono una resistente. Vale sempre lo stesso meccanismo oggi come ieri, il bene comune è sullo sfondo, le piccole beghe di corrente sono sul palcoscenico. La cosa che fa veramente male è che queste polemiche si propagano fino ai singoli circoli, dove finiamo per essere meno attrattivi proprio a causa di queste stupide, nefaste divisioni. Sono stata a Padova qualche giorno fa per seguire il comizio di Renzi e lì c’erano migliaia di under 40 e under 30, perché i più giovani vogliono essere coinvolti in un progetto, vogliono vedere che possono far parte di una squadra, non possiamo tenerli inchiodati a confronti che sanno di anni ’70, la sinistra è progresso, è guardare avanti con fiducia, camminando però tutti assieme, non lasciando indietro nessuno. Questo è il nostro unico pensiero il resto fa solo male.

 

Cosa direbbe per convincere chi vuole votare “No” a cambiare idea?
Dico loro di andare a leggere gli articoli modificati, di non accettare senza verificare la costruzione di un pensiero disfattista o volutamente fuorviato. Li invito ad ascoltare senza preconcetti tutte le campane, ma di pretendere dagli “esperti” che si parli del testo e non del contesto. E invito a fare lo stesso chi vuole votare Sì, perché qui non stiamo giocando una partita di parte ma sciegliendo l’Italia che vorremmo. La sfida e’ migliorarci, ridurre i costi di politica e burocrazia e soprattutto dare garanzie alla rappresentanza delle comunità locali al massimo livello. Con al centro meritocrazia e responsabilità, cito un articolo di cui non si parla mai il 64, nella riforma viene inserito un verbo: “dovere” che assume un grande significato. Cito: “I membri del parlamento hanno il DOVERE di partecipare alle sedute dell’assemblea e ai lavori delle commissioni.” Oggi non è così. Non mi pare poco alla luce di colleghi che non si presentano da anni e tradiscono il mandato elettorale.
Una democrazia è vera solo quando tutti partecipano, dunque obbligatorio informarsi cioè leggere, capire e poi scegliere, non ci sono scorciatoie.

 

Cosa pensa della “discesa in campo” di Salvini?
Mi sembra che nel centrodestra ogni giorno qualcuno si candidi alla leadership, c’è una grande confusione. Noi stiamo sottovalutando il problema Salvini, come negli USA i Repubblicani hanno sottovalutato Trump. Quella di Salvini non è più la Lega di Bossi che urlava a Pontida e si accordava a Roma, questa è un partito lepenista che cerca di catturare il malcontento offrendo risposte irrealizzabili e alimentando quelle tensioni sociali che sono la vera rovina di un futuro di pace e benessere. Faccio una previsione, Trump, non riuscirà ad attuare le sue proposte essenziali, si limiterà a provvedimenti umilianti per immigrati e donne, aumenterà il debito pubblico ridimensionato da 8 anni di lavoro serio di Obama e renderà gli USA molto instabili.
Salvini in Italia sarebbe persino peggio, perché qui ci ritroveremo con politiche di facciata – la Lega l’abbiamo già sperimentata al governo e abbiamo visto come stava finendo il Paese. Nel breve termine la democrazia non è a rischio, ma nel medio-lungo periodo non possiamo esserne certi. L’unica risposta sono politiche serie di rinnovamento della pubblica amministrazione e la spinta verso una produzione sostenibile e di qualità, per confermare il marchio Italia nel mondo. Le riforme sui diversi settori promosse o parzialmente realizzate ci dicono, oltre ogni ragionevole dubbio, che nessuno ha avuto questa forza propulsiva prima del governo Renzi, va dato merito che è la prima volta che si progetta il futuro non solo l’immediato e questo nel rispetto della responsabilità e mutualità generazionale. La Lega, Salvini sarebbero un tuffo nel passato più tetro.

 

 

 

 

(16 novembre 2016)

 

 

 

 

 

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