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L’ansia dell’incertezza e la difficoltà di riconoscere il caso

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di Vanni Sgaravatti #Gaiambiente twitter@gaiaitaliacom #Scienza

 

Le storie di successo come quelle, ad esempio, del fondatore di Google sono reinventate. Per verificare la validità di una spiegazione, come, ad esempio, che sia la genialità e la consapevolezza delle scelte di un singolo a determinare il successo, bisognerebbe appurare se effettivamente sarebbe stato possibile prevedere l’evento, prima che il successo si presenti e, quindi, prima della illusione che ci saremmo riusciti, con … “il senno del poi”.

Come sostiene Kahneman “pensieri lenti e pensieri veloci”, con il senno di poi, si elabora la migliore narrazione possibile a partire dai dati disponibili e se essa ci sembra buona, ci si crede. Paradossalmente è più facile elaborare una storia coerente quando si sa poco e ci sono meno tessere da mettere insieme come un puzzle. La nostra consolatoria fiducia che il mondo sia dotato di senso poggia su un fondamento sicuro: la nostra capacità pressoché illimitata di ignorare la nostra stessa ignoranza.

Così come, l’illusione di avere capito il passato alimenta l’ulteriore illusione di poter prevedere e controllare il futuro.

E queste illusioni sono confortanti. Riducono l’ansia che proveremmo se permettessimo a noi stessi di riconoscere in pieno le incertezze dell’esistenza.

Tutti abbiamo bisogno del messaggio rassicurante, secondo il quale le azioni hanno conseguenze appropriate e il successo ricompensa la saggezza ed il coraggio. Molti libri di economia sono studiati apposta per soddisfare questo bisogno

Telespettatori e lettori di quotidiani hanno l’impressione di ricevere informazioni che sono in qualche modo privilegiate o almeno estremamente acute e non vi è dubbio che esperti il cui compito è quello di commentare il passato e prevedere il futuro, credono davvero di fornire informazioni preziose. Khaneman, premio Nobel dell’economia, psicologo cognitivista e altri, hanno fatto una indagine su 284 persone esperte, con 80 mila previsioni e i risultati furono disastrosi: quelli che sanno di più di un argomento sono poco più bravi a prevedere di quelli che sanno di meno, ma quelli che sono dotati delle conoscenze massime, sono spesso i meno attendibili. Il motivo è che chi acquisisce più conoscenze sviluppa sempre più l’illusione della propria abilità e diventa troppo sicuro di sé, staccandosi gradatamente dalla realtà

Kahneman scrive prendendo spunto dal saggio su Tolstòj di Isaiah Berlin “il riccio e la volpe” … La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande e ha una teoria del mondo; spiega eventi specifici riferendo tutto ad una visione centrale, ad un sistema più o meno articolato e coerente, reagisce con impazienza a chi non vede le cose nel suo modo ed è sicuro delle sue previsioni.
I ricci sono anche restii ad ammettere gli errori. Per loro, una previsione errata è quasi sempre sbagliata solo nella tempistica o quasi esatta. Sono chiari e dogmatici, proprio il tipo di persone che i produttori televisivi amano vedere nei loro programmi. Due ricci sui due versanti opposti di un problema, che attaccano l’uno le stupide idee dell’altro, assicurano un bello spettacolo. Le volpi, invece, sono pensatori complessi. Non credono che un unico grande fattore guidi il progresso della storia. Ritengono piuttosto che la realtà emerga dalla interazione di molti e svariati agenti e forze, tra cui il cieco caso, e che questo produca spesso risultati imprevedibili e di vasta portata. Furono le volpi a registrare il punteggio più alto nel test sulle previsioni, benché la loro performance fosse pur sempre molto scarsa. Le volpi sono invitate meno dei ricci a partecipare ai talk show.

La questione non è se ci sono esperti più qualificati di altri a fare previsioni, ma se il loro mondo sia prevedibile rispetto alle attese di chi vorrebbe un livello di affidabilità delle previsioni, sufficiente a diminuire l’ansia di vivere nell’incertezza del futuro.

Purtroppo, la maggior parte delle persone a cui sottopongo queste riflessioni, rispondono: “Conosco persone esperte che sanno come stanno davvero le cose”. Ma nel campione citato c’erano veramente esperti, qualcuno era un professore di statistica. Ma le illusioni cognitive sono molto potenti e profonde e le competenze ed esperienze sono richiamate solo dall’attivarsi di un sistema logico razionale, che ne verifichi la validità e che, però, è costituzionalmente pigro.

Insomma, non ce la facciamo a resistere al fatto che il caso domina la nostra vita, non ce la facciamo a concepire la cosiddetta “regressione verso la media”, cioè il fatto che ad un evento, un effetto lontano dalla media, come una performance particolarmente brillante di qualcuno, per effetto del caso registrerà, successivamente, una tendenza al peggioramento e viceversa, i successivi eventi tenderanno ad una performance migliore, quando se ne fosse verificata una particolarmente negativa. E non perché, in presenza di un trend di peggioramento non ci siamo impegnati, o al contrario, in presenza di un miglioramento abbiamo imparato la lezione, ma semplicemente per effetto del caso.

E oltretutto anche sapere l’importanza del caso non serve per correggere le nostre previsioni. Il sistema della intelligenza istintiva, si basa sulle informazioni di cui dispone, sulla fluidità e plausibilità della storia che ci viene in mente e il sistema logico razionale è pigro, per cercare di comprendere se sarebbero state più corrette le previsioni ottenute tirando una moneta, testa o croce, o quelle che sono state stimate pensando all’effetto di una causa, possibilmente agita grazie all’intenzione di qualcuno.

E ancora, sembra che dimentichiamo tutte le approssimazioni che facciamo quando cerchiamo di prevedere il futuro e contenere l’incertezza. Ad esempio, di norma, vorremmo conoscere la probabilità che avendo contratto una malattia questa sia dovuta al terribile virus che gira per la città, ma in realtà, non conoscendo questa probabilità, senza accorgercene, sostituiamo quella con l’unica probabilità che, possiamo stimare: girando il virus per la città, qual è la probabilità che io contragga la malattia? Non è la stessa cosa.

Anche l’istinto è una forma di intelligenza, molto efficace quando dobbiamo prendere una decisione. Ed è una forma di intelligenza che, noi, cacciatori raccoglitori, abbiamo allenata per migliaia di anni: ci serviva per scappare veloce al primo segno dell’arrivo del leone.

Ma la vera intelligenza è quella che si utilizza e, quindi, è adeguata al compito, al mondo in cui si vive, alle specifiche situazioni. In conclusione, in un mondo complesso e incerto, dovremmo cercare di comprendere profondamente le lezioni sia della fisica che considera indeterminato questo mondo di relazione tra osservatore e realtà osservata, sia le lezioni di biologi, come il premio nobel Jacques Monod, che ci fa intravedere come lo srotolarsi degli eventi sia una danza, un intreccio inseparabile tra il caso e la necessità.

Prima lo accettiamo, prima riusciremo a convivere con il terribile virus, quello dell’incertezza, rinunciando a quel mito del progresso lineare, anni 60, unico esperimento nella percezione del mondo occidentale, un periodo che, in realtà è di una durata pari ad un battito di ciglia nella storia dell’umanità, pari ad un tempo infinitamente piccolo, nella storia del mondo.

 

(4 maggio 2020)

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