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Ecco come il nitrato di ammonio che ha fatto esplodere Beirut è arrivato fin là… I Ragazzi di Tehran

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di Redazione #Libano twitter@gaiaitaliacom #Beirut

 

Ieri (5 agosto 2020, ndr) si è finalmente chiarita, grazie ad un buon lavoro giornalistico di indagine, la ricostruzione cronologica dell’arrivo del nitrato di ammonio nel porto di Beirut – 2750 tonnellate – stipate per anni nell’Hangar 12, quello che poi ha preso fuoco e causato le terribili esplosioni, con un numero di morti e feriti ad oggi impossibile da contare.

Secondo quanto ripora Al-Jazeera, il carico di nitrato di ammonio è giunto al porto di Beirut nel 2013, per mezzo di un cargo battente bandiera della Moldova (la nave MV Rhosos), che navigava da Batumi in Georgia, a Beira, in Mozambico. Il proprietario del cargo era un russo, tale Igor Grechushkin, che pare sia di base a Cipro.

Durante la navigazione, la nave ha avuto un problema tecnico, ed è stata costretta ad attraccare a Beirut. Da questo momento inizia l’odissea burocratica. Il carico di nitrato di ammonio viene scaricato e portato nell’Hangar 12 del porto di Beirut. Inizialmente i proprietari del cargo provano a riprendersi ciò che gli appartiene, ma presto abbandonano si la nave che il carico, che rimane appunto nelle mani libanesi (la nave viene invece affondata).

Il 27 giugno del 2014, il Direttore delle Dogane libanesi Shafik Merhi, manda una prima lettera urgente ad un giudice – non è indicato chi fosse questo giudice – per cercare di trovare una soluzione. Altre lettere vengono inviate nel dicembre del 2014, nel maggio del 2015, nel maggio del 2016 e nell’ottobre del 2016. In tutti i casi, si propone o di esportare il carico all’estero, o di cederlo all’esercito libanese o di venderlo alla Lebanese Explosive Company (che è privata).

In una delle lettere inviate nel 2016, si sottolinea che, nonostante le varie richieste, non è mai giunta una risposta da parte dell’organo giudiziario.  Nella stessa missiva, si evidenziava la pericolosità del materiale, stipato in un Hangar privo anche delle condizioni climatiche adatte. Infine, in una successiva lettera del 27 ottobre del 2017, inviata dal nuovo responsabile delle Dogane Badri Daher, si chiedeva almeno la possibilità di spostare il materiale in un’area più sicura. Ancora nessuna risposta.

Sette anni dopo l’arrivo del carico a Beirut, la tragedia. Due esplosioni fanno saltare in aria l’Hangar 12, con un costo umano drammatico e uno materiale altrettanto devastante (si parla di almeno 5 miliardi di dollari di danni e 300.000 persone senza più una casa).

Le domande a cui è necessario dare risposta ora è sono diverse. La prima: a chi era destinato in Mozambico quel carico di nitrato di ammonio, sicuramente partito dalla Georgia per essere destinato alla costruzione di esplosivi? Era forse destinato proprio a Hezbollah, che ha anche dei suoi uomini in Mozambico e dove traffica illegalmente in avorio? Seconda domanda chiave: cosa ha provocato l’esplosione? Cosa era contenuto nell’Hangar 12, oltre al nitrato di ammonio, che non poteva essere visto da nessuno? Terza domanda, collegata alla seconda:  perché la magistratura libanese non ha mai risposto alle lettere della Dogana libanese? Forse perché c’è dietro una storia di corruzione giudiziaria, che ha portato a scansare il problema, permettendo a chi di dovere di continuare i suoi traffici illeciti nel Porto, usando la copertura dell’Hangar 12? Difficile credere che, davanti a tanta insistenza degli ufficiali della dogana, a nessuno sia venuto in mente di aprire le lettere e leggerne il contenuto. Più facile, quindi, credere che l’Hangar 12 nascondesse qualcosa d’altro, oltre al nitrato di ammonio. Infine, quarta domanda: possibile che quell’Hangar era usato dai miliziani di Hezbollah per i loro traffici illegali (anche militari)? Se fosse cosi, sarebbe altamente probabile che  che qualcosa sia andato storto e che, accidentalmente, qualche traffico illecito di Hezbollah abbia preso fuoco, innescando cosi la reazione a catena.

Impossibile credere che Hezbollah non fosse a conoscenza di quanto c’era dentro l’Hangar 12 e del fatto che, essendo un hangar praticamente considerato top secret, potesse essere anche un ottimo nascondiglio per celare i traffici illeciti del Partito di Dio.

La tragedia libanese, quindi, è figlia del dramma di un Paese ormai ostaggio della corruzione e di una organizzazione terrorista – Hezbollah – che ha sempre e solo preso ordini da un Paese terzo, ovvero l’Iran. Senza recidere questo tentacolo che avvolge il Paese dei Cedri, il Libano non diventerà mai “la Svizzera del Medioriente”.

 

(6 agosto 2020)

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